Divina Pastora Valencia Marathon – 27.11.2011

Siamo arrivati al giorno della Divina Pastora, o più semplicemente Maratona di Valencia.
Arrivo in Spagna avvolto da un mix di sensazioni: alcune positive altre meno.
Fra le positive c’è sicuramente la voglia di mettermi nuovamente alla prova in questa distanza dopo l’esordio positivo ma doloroso di Carpi e poi la voglia di correre in una città nella quale ero già stato un paio di anni fa e che gode di un clima annuale semplicemente meraviglioso.
In più sono curioso di vedere se con una condotta di gara pianificata a tavolino e seguita in maniera rigorosa si può arrivare in fondo in minor tempo e soffrendo meno.
Fra le sensazioni negative c’è il fatto che nell’ultimo mese ho sofferto di un fastidio al ginocchio destro durante gli allenamenti più duri e il fatto che nell’ultima settimana, dopo il lungo di 20km di 7 giorni fa, non ho più messo ai piedi le scarpe da corsa preferendo scaricare tutte le fatiche in due sessioni di nuoto da un’oretta ciascuna.

Il rito del ritiro del pettorale e del pacco gara è in programma per venerdi 25, poche ore dopo il mio arrivo in Spagna. La zona è quella della partenza e arrivo, ovvero la zona del museo della Scienza e del palazzo delle Arti: indubbiamente una delle zone più belle di tutta Valencia. Ne approfitto per fare un sopralluogo dell’arrivo e per scattare qualche foto da bravo turista.

La partenza è in programma alle ore 9 della domenica mattina. La strategia di gara è semplice: si parte piano, fa fede solo quello che dice il Garmin precedentemente impostato e si rispettano i segnali acustici che mi avvisano se sto andando troppo forte.

La partenza è affollata: siamo in circa 7000 persone. Poco male: io devo seguire i miei 5’40” al chilometro per i primi 5 km quindi faccio la mia gara cercando sempre la linea della maratona in modo da ottimizzare la distanza percorsa. Dopo i primi 5km si accelera leggermente e si passa a 5’35” al km per altri 5km. In questa fase raggiungo e supero il pacer delle 4h 15m, tutto come previsto. Poi dal decimo km si scende di altri 5 secondi al km e ci si stabilizza a 5’30” al km per i prossimi 10km fino a quasi metà gara. In teoria in questa fase dovrei raggiungere il pacer delle 4h che è quello che effettivamente mi dovrebbe dare il riferimento e invece non lo vedo, nemmeno in lontananza. Inizio a preoccuparmi ma nemmeno più di tanto: sarà questione di pochi km.

Dal 20esimo km aumento ancora leggermente il passo portandolo a 5’25” al chilometro iniziando ufficialmente la vera maratona. Qui fra l’altro la strada mi permette di tenere la situazione sotto controllo e riesco a vedere il pacer delle 4h. E’ davanti a me ma non di molto. Va bene cosi e mantengo il mio passo senza strafare. Intorno al 28esimo km raggiungo e supero il pacer del 4h e io sto abbastanza bene. Ho decisamente un passo più vivace rispetto al gruppo delle 4 ore e questo mi conforta! Ho solo qualche fastidio intestinale che mi crea qualche preoccupazione (visto che i prossimi wc chimici sono al traguardo, a circa un’ora di strada da me) ma a parte questo le gambe stanno molto bene! A questo punto, 2 mesi fa, a Carpi stavano iniziando le mie sofferenze e invece oggi le sensazioni sono esattamente all’opposto. I pensieri vanno al fatto che ora resta da fare “solo” un banalissimo allenamento da 10-12km come i tanti che faccio durante la settimana.

Al 30esimo km c’è un altro cambio di velocità in programma sul Garmin e così si allunga di altri 5 secondi al km portando il passo a 5’20”. Dal 32-34esimo km in poi però inizio a convincermi che forse si può portare a casa un bel tempo dalla Spagna e cosi guardo meno il GPS da polso e ascolto di più le mie gambe. So che in una maratona la crisi brutta ti può arrivare anche al 40esimo km e quindi bisogna stare attenti, però le sensazioni sono ottime e allora inizio a allungare spingendo anche a circa 5’00” al km.

Dal 38esimo km in poi le strade sono una bolgia assordante. C’è un mare di gente lungo il tracciato che fa il tifo e mi urla nelle orecchie i classici “VAMOS CAMPEON, VAMOS LUCA” (leggendo il mio nome sul pettorale). A questo punto il Garmin non lo ascolto più: decido di ascoltare il tifo della gente e non i suoi “bip bip” che mi indicano che sto forzando troppo. Ormai la città delle arti e della scienza è li davanti a me e a occhio e croce inizio a credere di poter tagliare il traguardo a 3h 45m. Spingo sulle gambe come se stessi facendo delle ripetute da 2km e scendo anche al di sotto dei 5” al km.

Attraverso il Puente del Reino e vedo sulla mia sinistra la gigantesca “astronave” bianca del Palazzo delle Arti della Regina Sofia. Sciolgo il nodo alla sciarpa del Cesena che ha corso con me per questi 41km legata al mio collo e inizio a sventolarla e a mostrarla a tutti gli spagnoli. Svolto subito a sinistra e passo sotto al gonfiabile che indica l’ultimo chilometro. C’è un mare di gente attorno a me che incita e urla. Credo che in Italia un tifo del genere lo avrebbe solo un calciatore di serie A quando gioca nel suo stadio. Davanti a me c’è il rettilineo transennato che fiancheggia il palazzo delle Arti e iniziano le piscine di acqua azzurrissima tipiche di questa zona ultramoderna. Costeggio l’Emisferic e 100 metri più avanti c’è il Museo della Scienza del Principe Filippo (altra opera gigantesca di Calatrava).

Svolta di 90 gradi a sinistra, svolta a destra di altri 90 gradi, si sale sulla passerella in legno che hanno montato sopra le piscine per l’occasione, ultimi 195 metri e ecco il traguardo. Lo attraverso con la sciarpa del Cesena fra le mani, fermo il GPS che mi dice 3h 47m 23s abbassando il mio precedente record di Carpi di quasi 10 minuti. Peccato perchè le 3h 45m erano vicinissime (circa 500 metri) ma va bene lo stesso: ho corso 42km in progressione senza soffrire troppo la fatica, in una giornata di sole con temperature ideali (circa 12-16 gradi), su un tracciato bellissimo e aiutato dal calore del popolo spagnolo che sa davvero tirarti fuori tutte le energie.

Ora mi prendo 2 settimane di riposo e a metà dicembre si inizia a pensare seriamente al prossimo appuntamento: Maratona di ROMA, 18 Marzo 2012.

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