Ore 9.00 di domenica 18 marzo 2012, via dei Fori Imperiali, Roma.
Eccomi presente alla partenza della mia terza maratona, dopo aver concluso negli ultimi mesi del 2011 i 42km di Carpi e i 42km di Valencia.
Le aspettative per questa maratona erano alte. Nonostante la nevicata record che ha colpito la Romagna a inizio febbraio (che ha rischiato di compromettere almeno in parte la preparazione), in questi tre mesi i metodi di allenamento, la costanza e se vogliamo anche un pò di fortuna (assenza di malattie, impegni di lavoro moderati, poche pioggie,…) hanno permesso di prepararmi al meglio all’evento.
I test condotti nelle ultime 4-5 settimane dicevano che avrei potuto abbattere il muro delle 3h 30m e, non nascondiamocelo, quello era il principale obiettivo.
Si parte cosi sabato 17 mattina in direzione della capitale in modo tale da poter espletare con calma il rito del ritiro del pacco gara e del pettorale all’expo organizzata presso il palazzo dei Congressi in zona EUR.
Cena a base di carboidrati per riempire al meglio i serbatoi e poi a letto presto con la sveglia puntata alle 5.45 in modo tale da poter fare colazione con calma circa tre ore prima della partenza: crostata di marmellata di fragole, due fette biscottate con Nutella e succo di frutta all’ananas.
Lascio l’hotel (nei pressi della stazione Tiburtina, linea B della metropolitana) verso le 7. La metropolitana è già carica di maratoneti, tutti rigorosamente con lo zaino Asics in spalla che verrà poi usato per depositare le proprie cose prima della partenza come spiegato dall’organizzazione.
Tutti fuori alla fermata Circo Massimo. E’ una fiumana di gente che si sposta dall’uscita della metro fino al Colosseo.
Arrivo davanti al camion sul quale dovrò depositare lo zaino, mi metto in un angolo, mi tolgo la tuta e il giacchetto antivento, mi cospargo di vasellina l’interno coscia per limitare i danni da bruciature da vestiti sulla pelle, mi allaccio le scarpe, consegno e mi dirigo verso i cancelli. Sono in abbondante anticipo: sono circa le 8.15. Ne approfitto per fare un po’ di riscaldamento e stretching e poi entro.
I palloncini azzurri, quelli delle 3h30m, sono circa 10 metri davanti a me. Li tengo d’occhio prima della partenza ma so che loro durante la gara resteranno irraggiungibili per il semplice motivo che le loro 3h30m rappresentano il tempo ufficiale che è ben diverso rispetto al real time (il primo è il cronometro ufficiale e parte al momento dello “sparo” dello starter, il secondo è il cronometro personale che ogni maratoneta avvia quando passa sotto l’arco di partenza. visto l’elevatissimo numero di persone è probabile che fra uno e l’altro ci siano differenze anche di 4-5 minuti).
Finalmente, alle ore 9.00, la partenza.
I primi due chilometri, come facilmente prevedibile, sono molto rallentati. C’è gente ovunque, gente che taglia la strada, gente che supera in tutti i modi…
Avevo impostato il Garmin per darmi un ritmo nei primi 3-4km di 5’10”/km e considerando una fase iniziale più rallentata a causa del traffico e terzo e quarto km leggermente più scorrevoli sono riuscito a mantenere la media.
Poi sarei dovuto passare a 5’05”/km e invece ho iniziato a sbagliare e a spingere un po’ di più di quanto avrei dovuto fare. I km successivi sono stati tenuti a 4’55”/km circa. 10 secondi in più al km sembrano pochi ma in realtà sono tanti e poi quasi sicuramente nella seconda parte di gara si paga il conto.
Il passaggio al km 10 è stato fatto a 50’11”, a 5’08”/km.
Poi ho iniziato a aumentare il passo (e probabilmente è stato troppo presto!)
Fino al passaggio alla mezza maratona va tutto abbastanza liscio anche se con un passo leggermente troppo svelto rispetto alla tabella di marcia. In alcuni tratti il mio cervello provava a dire alle gambe di rallentare ma loro, se non per brevi tratti, non ascoltavano.
Alla mezza sono passato in 1h 44m 55s, in media perfetta per chiudere in 3h30m come da programma.
Peccato che la tattica di gara che mi volevo imporre era diversa da quella che in realtà stavo seguendo.
Al 30esimo km la media era ancora buona ma al limite: passaggio in 2h 30m 11s.
A quel punto però le gambe iniziavano a essere dure: la condotta di gara leggermente troppo azzardata, i continui saliscendi (Roma non è affatto una città in pianura!!), i sanpietrini in numerosissimi tratti di strada, il vento contrario in alcuni punti del percorso hanno fatto si che entrassi in riserva con 6-7km di anticipo rispetto al previsto. A quel punto ho dovuto per forza di cose limitare i danni e dire addio al muro delle 3h30m.
Entravo nella parte di gara scenograficamente più bella: piazza Navona, il passaggio all’altare della patria, via del Corso, piazza del Popolo, piazza di Spagna (con la banda dell’esercito schierata sulla scalinata), fontana di Trevi,… il tutto gremito di gente urlante ai lati della strada per fare il tifo e dare la spinta per gli ultimi chilometri di gara. Tutto bellissimo. Probabilmente con una condotta di gara leggermente più al risparmio nella prima parte avrei potuto iniziare a spingere il passo seriamente (un po’ come era successo a Valencia qualche mese fa) e invece dovevo gestire ogni singolo movimento in modo da non incorrere in crampi.
Il 35esimo km l’ho passato in 2h 56m 19s. +1’19” rispetto al tempo necessario per puntare alle 3h 30m.
Il passaggio al 40esimo km è ancora davanti all’altare della Patria: 3h 23m 33s con una media totale di 5’07”/km.
Appurato di aver mancato l’obiettivo principale, mi fermo in un wc chimico per liberare l’intestino e alleviare i dolori di pancia che mi stavano massacrando a fitte da almeno 8-10km. Avevo avuto lo stesso problema anche a Valencia. In quell’occasione strinsi i denti e arrivai al traguardo per migliorare il più possibile il mio precedente record. Qui a Roma invece il muro delle 3h30m era sfumato e in ogni caso avrei battuto di circa 10 minuti il mio precedente record. Una sosta me la potevo concedere.
Dai 1500mt ai 500mt all’arrivo è tutta salita. Si corre affianco al Circo Massimo sui sanpietrini. Poi la svolta a sinistra, si gira dietro al Colosseo e questa volta per fortuna in discesa si percorrono le ultime centinaia di metri sui via dei Fori Imperiali in uno scenario davvero unico al mondo.
Alla fine taglio il traguardo in 3h 36m 58s. Il Garmin a casa mi confiderà che in quel wc ho perso 4 minuti netti e che quindi il mio tempo reale in realtà è stato 3h 32m 58s. 3 minuti in più rispetto al tempo desiderato. Probabilmente con una condotta di gara nella prima metà leggermente più razionale avrei centrato l’obiettivo ma tutto sommato va bene cosi. Il mio PB è stato migliorato di circa 10 minuti e, in una maratona, non è facile migliorarsi di 10 minuti in 3 mesi di allenamento.
Ritiro la mia sudatissima medaglia, prendo una bottiglietta di Gatorade gentilmente offerta dall’organizzazione e mi avvio lentamente, con le gambe doloranti, a ritirare il mio zaino.
Ora, archiviata la maratona di Roma, c’è solo un obiettivo: il 70.3 di Pescara del 10 giugno. Fino al 18 marzo ho condotto una preparazione rivolta a correre al meglio i 42km di Roma. Ora l’obiettivo è quello di velocizzare i 21km e sopratutto migliorare le performance in bici.
Il cammino verso Pescara è già iniziato…